Il sole è una Rossana!

di Alessandro Ravagnin

Son sempre stato affascinato dal sole, a tal punto da “divinizzarlo” nell’ultimo post, investendolo della paternità (e del destino) della razza umana intera. Uno dei film di fantascienza che più mi son piaciuti (tralasciando il finale un po’ horror….) è stato Sunshine: uno di quei classici film “di serie B”, che incassano al cinema poco o niente, prevedono attori non di primissimo piano, ma che poi si diffondono con successo a posteriori diventando dei piccoli “cult”.

Transito di Mercurio immaginato nel film Sunshine di Danny Boyle

In questo articolo voglio approfondire il protagonista di questo film (e non il comandante pazzo della nave Icarus I): il sole! ….facendo finta di essere un povero fotone che si crea al suo interno ed arriva, dopo aver percorso un bel po’ di chilometri (150.000.000 km più o meno, realizzati in ca. 8 minuti a 300.000km/s), la mia retina (o un pixel del sensore della mia camera connessa al telescopio).

In realtà il fotone (gamma) che si crea nel nucleo del sole a causa della fusione nucleare, non è lo stesso che arriva alla nostra retina, in quanto il percorso che deve compiere per giungere agli strati più esterni della nostra stella madre (o padre….decidete pure voi il sesso ed il ruolo che il sole esercita nella vostra vita) prevede una continua collisione con le particelle estremamente dense del plasma del nucleo (fotoniscontro! o particellescontro!). Queste collisioni sono un continuo assorbimento e riemissione di nuove particelle e fotoni sempre a più bassa energia. Si stima che “la fuoriuscita” del fotone finale depotenziato dall’ultimo strato opaco del sole (la fotosfera) avvenga dopo 170.000 anni dalla formazione del suo primo antenato! (alcuni studiosi pensano addirittura dopo qualche milione di anni).

La fotosfera si chiama proprio così, perchè è la regione dalla quale escono i fotoni che noi vediamo, ossia il guscio del sole “luminoso”, tanto bello al tramonto, quanto accecante a mezzogiorno. Il suo spessore è di 400km (una inezia!!! considerando il diametro del sole: 1.392.700 km, ossia 110 volte la terra), la sua temperatura di ca. 6000K (ca. 5727°C) ed una pressione (è gas!!! 90% idrogeno e 10% elio) poco sotto il bar (non il “bar sport”, quello che abbiamo tutti sotto casa, ma praticamente la pressione che misuriamo a livello del mare sulla terra). La temperatura di 6000K è proprio la stessa che trovate talvolta stampigliata sulle lampadine o le strisce led (mai visto? bianco caldo e bianco freddo?).

Il famoso fotone che fuoriesce dalla fotosfera, ha una lunghezza d’onda che varia da un minimo prossimo alla zero fino all’infinito, secondo quello che si chiama spettro di emissione del corpo nero. Il gruppo di fotoni che siamo in gradi di vedere ad occhio nudo sono quelli con lunghezze d’onda che vanno dal violetto al rosso.

Messi tutti assieme, ci permettono di vedere il sole di colore bianco! (più o meno quello che vediamo a mezzogiorno in piena estate, in quanto al tramonto vediamo solo i fotoni rossi, essendo tutti gli altri filtrati dalla nostra atmosfera). Quindi se pensavate che il colore del sole fosse giallo, vi sbagliate clamorosamente! E’ BIANCO!!!

La fotosfera del sole ripresa col C11 e filtro Astrosolar Baader

Il nostro amico fotone, è quindi giunto alla cromosfera, lo strato gassoso esterno alla fotosfera che è spesso circa 2.000km ed è fondamentalmente trasparente e molto rarefatto, essendo 100.000 volte meno denso della fotosfera e molto meno luminoso. La temperatura della cromosfera varia dai 4000k nella zona pià vicina alla fotosfera, fino 100.000k nello strato più esterno (ebbene sì, il sole è più caldo nella sua parte esterna che quella superficiale visibile!). Il fotone viene assorbito dagli atomi di idrogeno ionizzato della cromosfera e quindi riemesso ad una lunghezza d’onda specifica pari al rosso.

Cromosfera ripresa con cercatore ZWO30/120mm e filtro Daystar Quark prominence

Ed è proprio il colore rosso che si vede durante una eclissi totale di sole, quando la luna lambisce il bordo del sole oscurando la fotosfera (e quindi tutti i fotoni di tutte le lunghezze d’onda provenienti da questo strato luminosissimo di colore bianco) lasciando visibile solo lo strato esterno della cromosfera! Lo stesso rosso che viene usato per tarare i filtri H-alpha utili a studiare e riprendere appunto la cromosfera, particolarmente luminosa a questa lunghezza d’onda e particolarmente ricca di eventi cataclismici incredibili (direi quasi “drammatici”):

  • spicole e fibrille, ossia sottili filamenti rispettivamente luminosi e scuri
  • facole cromosferiche, ossia lingue di gas incandescente dalle quali si sprigionano occasionalmente i violenti parossismi delle eruzioni o brillamenti, nonché quelli, meno energetici, dei cosiddetti surges (getti) e delle protuberanze eruttive d’idrogeno.
  • protuberaze quiescenti, ossia aree isolate di attività visibili ai bordi della cromosfera, formate da giganteschi “ponti” e “archi” magnetici gassosi (detti filamenti oscuri se proiettati sul disco)

Pensate quindi al sole, come una caramella Rossana. Nucleo denso e gustoso, superficie bianca opaca che non fa vedere quello che c’è dentro, guscio esterno rosso semi trasparente con le propaggini che “eruttano” dal centro.

Una prelibatezza insomma!!!!

Fotosfera e cromosfera riprese a 10 minuti di distanza

Un po’ di caratteristiche tecniche d filtro H-alpha Daystar:

Prendendo come iriferimento il QUARK Prominence della Daystar, (usato da me in accoppiata al 115/800mm ed una camera a CMOS a colori), la finestra del filtro è centrata sulla riga H-alpha a 6562.8 Ångström , con una larghezaza di banda di ca. 0.7 Ångström ed una precisione di ca. +/- 0.5 Ångström (regolabile a step di 0.1 Ångström).

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