Curiosity Rover, il topolino che voleva vedere la Luna

storia di Andrea Bertocco (disegni di Elisa Galzignan)

Capitolo 1 – Curiosity Rover
Tanto tempo fa, in una Galassia lontana, lontana….alt! Fermi tutti! Forse questa storia l’hanno già raccontata.
Ricominciamo….circa un mese fa, in un’aia di un casolare di campagna, sotto un cielo limpido e splendente, un piccolo topolino di campagna si aggirava rapidamente accostato al muro della casa in cerca di un rifugio per sgranocchiarsi in santa pace un piccolo pezzo di pane trafugato dalla ciotola del cibo per le galline.
Improvvisamente un’ombra oscura, proiettata sul suolo dell’aia, rapidamente si diresse verso lui. Abbagliato dal Sole e disorientato, il topino tentò la fuga da quell’ombra minacciosa. Tuttavia questa gli fu subito sopra e in un attimo il topolino cadde rovinosamente in una nuvola di polvere.


“Curiosity! Vecchio mio, come ti va’?” – disse quella che poco prima era l’ombra minacciosa e che ora era sopra la sua pancia.
“Cavolo! Ma sei fuori Rosso? Vuoi farmi venire un infarto alla mia giovane età? Non lo sai che Effequindici è da una settimana che prova a prendermi per far di me uno stuzzichino da mangiare accompagnato con un flout di Prosecco?” – rispose con il cuore che batteva a mille il topolino Curiosity…Curiosity Rover.
“Ma va là !” – ribatté il pettirosso detto “il Rosso” dagli amici, poichè volteggiava con eleganza come, più di cent’anni fa, volteggiava per questi cieli un aereo a tripla ala tutto rosso pilotato da un umano chiamato “il Barone Rosso”.
“Come vuoi che ti prenda quello stupido falco di Effequindici, che più di serpenti e bisce non riesce a prendere e mangiare!”
“Ma tu mi hai beccato! Mi sono distratto un attimo e mi hai beccato!” – ribatté Curiosity.
“Vedi amico…” – disse Rosso – “Il problema è il Sole…ti sei messo contro-sole e non mi hai visto arrivare. Quante volte ti ho detto di metterti con il Sole alle spalle? Se ti metti con il Sole alle spalle, lo vedrai arrivare da lontano, così avrai tutto il tempo di metterti al sicuro!”.
“Già, hai ragione Rosso, credo di aver capito” – rispose convinto Curiosity.
“Guarda che tra due giorni c’è la Luna Piena. Se esci di notte, vale la stessa regola: dai le spalle alla Luna!”
“Non ci riesco a voltare le spalle alla Luna..”
“Cosa? Che cavolo stai dicendo! Devi dare le spalle alla Luna, se non vuoi che quel “mangiaserpi” di Effequindici faccia di te lo stuzzichino di cui parlavamo prima!” – disse alterato Rosso.
“La Luna mi affascina, mi piace vederla quando è bella piena. Sai…è un pianeta isolato, senza atmosfera, senza vita, ma è bellissima. Quando la guardo mi sento calmo, tranquillo, sereno e anche un po’ triste, forse perché so che lì non c’è nessuno o forse perché è sola…completamente sola” – disse con aria pacata e un po’ amareggiata Curiosity.


“La Luna? Intendi quella cosa luminosa che si vede ogni tanto di notte appiccicata in cielo? Macchè pianeta! E’ una forma di formaggio gigante!” – ribatte ridendo a crepapelle Rosso.
“Ho sentito dire che è abitata da milioni di tuoi compari che lavorano ininterrottamente mangiandone delle parti e producendone artificialmente delle altre!”
“Non è vero! Ho letto su un giornale di astronomia, che mi è capitato tra le zampe mentre rovistavo nella spazzatura di una casa, che la Luna è un pianeta come la Terra, si trova a 300000 chilometri da noi, solo che non ha atmosfera!
Inoltre, mi ha detto il vecchio Doc, il cane in fondo alla via, che gli uomini ci sono stati sulla Luna con dei potenti missili per ben sei volte! Il Doc ha anche visto le immagini e i filmati alla televisione del suo padrone, che da quello che so, è anche un appassionato di stelle! Quanto mi piacerebbe vederla da più vicino!” – disse quasi con disperazione e con un nodo alla gola il piccolo topolino.
Rosso guardò l’amico con uno sguardo dispiaciuto e amichevolmente disse – “Vabbé…vuoi vedere la Luna da vicino? Forse ti posso aiutare!”.
“ Seeee, come fai a farmela vedere da vicino?” – ribattè Curiosity incredulo.
“Sappi, che a dieci minuti di volo, verso sud, ci sono delle casette nuove e in una di queste, c’è un umano spilungone che ha una specie di baracca fatta a cubo con dentro un….un tele….un telequalcosa che serve per vedere non so cosa lontano”.
“Davvero? Intendi un Telescopio!” – rispose il topolino entusiasta ed eccitato.
“Come fai a saperlo? Dove si trova esattamente? Indicami la strada che ci voglio andare subito!”
“Lo so perché quel pazzo di umano gigante mi ha tagliato i rami dell’albero dove mi fermavo per riposare un po’ quando vado a trovare mia sorella…ho dovuto accontentarmi del tetto della casa di quel pazzo spilungone. Ho anche visto che mostrava a degli amici tutta l’attrezzatura e come apriva e chiudeva continuamente il tetto per far luce al tele…quella cosa là! Comunque, per te è lontano; ti ci vorrà una giornata di cammino per arrivarci.” – rispose Rosso accigliato.
“Non importa” – disse Curiosity – “Ci devo andare. Devo riuscire ad entrare in quella cupola per vedere la Luna col telescopio. Devo scoprire la verità, cioè se è vero ciò che ho letto o è vero quanto hai detto tu”.
“Va’ bene” – disse rassegnato Rosso – “Ti spiegherò la strada, ma devi promettermi che starai attento! Comunque la Luna è fatta di Gruviera!”.
“Ma smettila Rosso! Non dire cavolate e spiegami bene la strada piuttosto!”


Capitolo 2 – La casa-osservatorio
Curiosity arrivò alla casa-osservatorio la domenica mattina verso le dieci esausto, dopo una notte intera di peripezzie in mezzo i campi, evitando gatti randagi, gufi, serpi, attraversando due-tre strade dove gli umani sfrecciavano con le loro auto a folle velocità, incuranti di un piccolo topo che voleva attraversarle. Chiese a se stesso: – “A che cavolo servono le strisce per terra e i cartelli se tanto nessuno si ferma per far passere un pedone?”.


Comunque ce l’aveva fatta, era arrivato sano e salvo. Uscì dalla siepe con il musetto, giusto per vedere com’era la situazione. Rimase sbalordito! Vide il bianco osservatorio in fondo al giardino, illuminato dal sole, tutto luccicante che gli ricordava il Monolito del film che aveva visto a casa di Doc: “2001 Odissea nello Spazio”. Mandò giù la saliva, che gli era rimasta in gola, fece un bel respiro e pensò che fosse meglio trovare un posto sicuro per riposare in attesa che arrivasse la sera. Ma qualcosa attirò la sua attenzione. Il terreno cominciò a vibrare ritmicamente ed improvvisamente apparvero di fronte a lui due piedi enormi! Alzò lo sguardo e il capo talmente in alto e all’indietro che cadde per terra.
Era l’umano più alto che avesse mai visto! Era un gigante! L’uomo passò oltre e si diresse verso l’osservatorio luccicante. Curiosity capì che quello doveva essere il proprietario del telescopio. Era curioso di vedere lo strumento, ma sapeva che non poteva rischiare adesso, con la luce del giorno, e quindi pazientò. Intanto, vide due bei bambini che si rincorrevano e continuavano ad urlare – “Ale! Ale!” – per poi lanciarsi tra le braccia del gigante.
Curiosity pensò – “Cavolo! Ma quell’essere sembra buono se dei bambini così piccoli gli saltano addosso per giocare!”
“Attento Curiosity!” – disse tra sé – “Stai all’occhio, non farti ingannare! Quello è lo spilungone che ha tagliato l’albero di Rosso!”.
Improvvisamente, dall’altro capo del giardino, uscì una bella signora che con voce gentile e armoniosa disse – “In tavola raga! La colazione è pronta! Dai che dopo andiamo a farci un giro su in Grappa, dato che oggi non sono di turno e per fortuna non ho interventi urgenti da fare!”
“Un medico!” – pensò con perspicacia Curiosity – “La bella e gentile signora è un medico! Va be’…se sto male so da chi andare! Mi dà fiducia questa signora!”. Il gigante e la prole, andarono di corsa all’interno della casa, chiusero la porta e tornò il silenzio. Il topino si guardò attorno, trovò un mezzo mattone che sosteneva una pianta di limoni, si infilò in un buco, si rilassò e si abbandonò alla dimensione onirica.


Capitolo 3 – Intrusione
Era già sera, quando Coriosity si destò in seguito ad alcune grida dei bambini. Segnale questo, che gli abitanti della casa erano rientrati dalla gita. Si stiracchiò, uscì dalla tana e incominciò ad esplorare l’osservatorio per trovare una fessura per poter entrare. Guardò a destra…nulla. Guardò a sinistra…anche lì nulla. Infine decise di passare sotto e vedere se c’era un’apertura. Con una certa difficoltà riuscì a passare tra il cemento della piazzola dell’osservatorio e la struttura in metallo che sosteneva il pavimento calpestabile dell’edificio.
“Cavolo! Il pavimento è in legno e anche bello caldo! Potrei passarci l’inverno qui sotto!” – disse tra sé il topino.
“Mmmm, però ci sono alcune macchie di umidità…forse, quando l’ha costruito, l’umano non ha pensato di fare più buchi oppure di tenere più sollevate le tavole di legno perché circoli meglio l’aria! Vabbè, tanto…non è mica casa mia!”


Guardandosi attorno, scorse una stretta apertura tra il pavimento in legno e quella che sembrava un piede della montatura dello strumento. Si avvicinò e pensò – “Devo far passare la testa, se passa quella sono a posto, sono dentro…”.
E così fece. Portò il naso vicino la fessura, spinse pian piano e, con sorpresa, si rese conto che la sua testa ci passava abbastanza bene. Spinse ancora e il muso oramai era dentro la cupola, spinse più forte e finalmente… “Libero! Ce l’ho fatta! Sono dentro!” – esclamo Curiosity.
Preso dall’emozione, al momento non se ne curò. Si sistemò il pelo tutto arruffato e, mentre con le zampette si stropicciava il musetto, gli occhi e le orecchie, alzò la testa e gli mancò improvvisamente il fiato. Con un filo di voce, leggermente rauca, disse – “GRANTECAN….!”
“E’ enorme, è gigantesco! Che concentrato di tecnologia…è fantastico! Calma Curiosity, adesso concentrati! Cerca la strada per arrivare lassù. Il tetto è aperto e il telescopio è in funzione e ad occhio sta puntando…..la Luna! Sta puntando la Luna! Oddio, che emozione! Mi viene da piangere! ” – proseguì il topino.
Curiosity, si mise subito alla ricerca di un percorso per arrivare in cima al telescopio e proprio lì, vicino alla porta notò una grande cassa o valigione che fosse. Si arrampicò e corse trotterellando sopra uno strano pavimento piastrellato, quando improvvisamente fu folgorato da una luce intensa.
“Granasantissimo! Che è sta luce? Non ci vedo più!”.
Riacquistando pian piano la vista, guardò in direzione della luce; si accorse che si era acceso un grande monitor e che il pavimento piastrellato, dove aveva corso con le sue esili zampette, altro non erano che i tasti di una tastiera.
Ma la cosa che lo sbalordì di più, guardando il monitor, fu che vide ciò che il telescopio stava riprendendo.
“La Luna! E’ piena di crateri, di valli e pianure! Ci sono grandi canyon e spaccature profonde che creano delle ombre profondissime! E’ proprio come l’ho vista nel giornale!..Un momento! E se fosse uno sfondo, un’immagine salvata?
Niente…devo salire sul telescopio, devo verificare se quello che vedrò all’oculare è la stessa cosa che vedo ora sull’immagine dello schermo. Solo così sarò sicuro che la Luna è un pianeta e non un’enorme forma di Gruviera!”.
Curiosity si guardò attorno e vide che vicino alla tastiera c’era un cavo che saliva fino in cima.
“Salgo qui, mi arrampico fino dov’è agganciato il ccd al telescopio guida, scendo giù, passo lungo l’asse polare del telescopio, risalgo, correndo lungo il telescopio grande dov’è attaccato l’oculare, e arrivato lì do’ un’occhiatina alla Luna!”.
E così fece, tutto rapidamente, preso dalla smania di osservare la sua “Grande Luna”.
Ma, proprio nel momento in cui mancavano pochi centimetri all’oculare, improvvisamente si aprì la porta dell’osservatorio e il gigante si presentò di fronte al piccolo topino…


“AAArrrghh!” – esclamò il gigante – “Un topo! Un topo sul mio Telescopio! Mi mangerà tutti i cavi elettrici e tutti i cavi usb della camera di ripresa e del computer!” – continuò l’uomo di nome Ale.
“Uhè! Calmino ciccio” – disse Curiosity – “Guarda che ho il palato fino io! Per chi mi hai preso? Per uno stupido ratto ‘mangiacavi’? Perchè sei tanto spilungone, credi di farmi paura?”
“Elisa! Elisa! C’è un topaccio sul mio telescopio” – ribadì l’uomo.
“Ohi! Non cominciamo ad offendere! Chiami anche i rinforzi eeh! Meglio che tolgo il disturbo!” – disse Curiosity.
A tutta velocità rifece il percorso al contrario, ma quando arrivò a metà del cavo….


“Preso! L’ho preso” – disse con voce calma e pacata la donna.
“Guarda che carino! E’ impaurito! Cosa vuoi che faccia questo bel topolino, che ti mangi il telescopio? Guarda che faccino simpatico che ha!” – disse Elisa coccolando il topino.
“Blehaaa! Mi fa un po’ di ribrezzo” – commentò Ale – “E’ un topo! Rovista in mezzo la spazzatura, porta malattie!” – continuò.
“Ma va là! – disse Elisa, che girò i tacchi e, con il topino tra le mani, si diresse verso i campi oltre la rete di confine.


Capitolo 4 – Volevi vedere la Luna?Una volta rimasta sola con il topino, Elisa alzò gli occhi al cielo e ammirò una Luna stranamente grandissima, che sembrava anche più luminosa del solito. Mentre contemplava l’astro, avvicinò a sé il topolino e gli sussurrò ad un orecchio prima di liberarlo: “Che volevi fare eh? VOLEVI VEDERE LA LUNA? Credevi fosse una enorme forma di formaggio?”.
Sorridendo, si accovacciò e lo lasciò andare.


Curiosity Rover, la guardò prima di allontanarsi, squittì e poi si girò trotterellando contento verso il fondo dei campi guardando la sua Luna, felice di aver scoperto, grazie alla bella dottoressa, che aveva ragione. La Luna non è una forma di formaggio appiccicata in cielo, ma un pianeta; un pianeta desolato che accompagna da miliardi di anni, danzando al ritmo delle forze di attrazione, la bella e unica Terra dove vivono le più svariate specie animali, delle quali la più strana, varia e incredibile è…l’uomo.

Eccolo qui…il piccolo CURIOSITY!

“Dedicata ai piccoli Andrea e Davide”

Andrea Bertocco

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