La mia prima volta…

di Andrea Bertocco

Così…non poteva che essere così…la passione dell’astronomia è incominciata a soli 6 anni, quando nel luglio del mitico 1969, i miei genitori piazzarono la tenda in un campeggio di Caorle vicino ad una roulotte a doppio asse di un distinto signore austriaco.

Affamato di conoScienza…

Già a quella tenera età mi piaceva molto distendermi alla sera sulla spiaggia a guardare quella miriade di piccoli puntini luminosi (vi assicuro che nel ‘69 erano moltissimi) che brillavano in cielo e soprattutto mi incuriosiva la Luna, poiché proprio in quei giorni i giornali, le radio e le televisioni alternavano le notizie tra la guerra che si stava
svolgendo in un paese di nome Vietnam e un imminente sbarco di uomini sulla Luna. Gli Stati Uniti d’America, la stessa nazione che combatteva la guerra, stavano per mandare, con un missile alto quanto il Campanile di San Marco, degli uomini su un altro pianeta…incredibile! A quell’età, non riuscivo a crederci e a concepire come si potesse andare là!

Le giornate passarono spensierate tra sole, mare e giochi in spiaggia con molti bambini della mia stessa età, tanti dei quali erano austriaci e tedeschi, tutti controllati a vista dai miei genitori e dal nostro vicino di piazzola, il caro signor Ludovik Mayer, con il quale i miei intrapresero anche una lunga e affettuosa amicizia e un incontro fisso per l’estate per più di un decennio. Una sera, prossima alla partenza degli astronauti per la Luna, il signor Ludovik, che aveva visto che ogni tanto mi distendevo per guardare il cielo, invitò i miei a portarmi giù in spiaggia per mostrarmi una cosa. Arrivati in spiaggia vidi il Signor Ludovik con l’occhio attaccato ad un enorme telescopio, per quanto potesse essere enorme agli occhi di un bambino di soli 6 anni e con aria solenne e amichevole mi invitò ad appoggiare l’occhio all’oculare…mi si aprì un mondo, anzi…l’Universo. Stavo guardando i crateri della Luna che apparivano grandissimi e vicinissimi, involontariamente allungai anche la mano come per toccarli, ma il satellite era 300000 chilometri di distanza, sebbene sembrasse fosse solo ad un metro da me! Che cosa meravigliosa quel telescopio!

Molto innocentemente chiesi se tra qualche giorno potevamo vedere gli astronauti sul suolo lunare e il Signor Mayer si fece una gran bella risata rispondendomi che purtroppo la Luna era molto lontana e che astronavi o uomini da terra non si potevano scorgere. Per farmi capire meglio quanto lontana fosse, mi disse che per arrivare sulla Luna con la macchina di papà (una mitica 600) avremmo dovuto fare la strada Mestre-Caorle ben 5000 volte! Non potendomi far vedere gli astronauti sbarcare sulla Luna, Ludovik mi consolò mostrandomi Giove e i 4 satelliti Medicei, Marte e tutte le meraviglie di ammassi, nebulose e stelle doppie, triple visibili in quel meraviglioso cielo di Luglio del 1969.

Da lì, grazie al signor Ludovik Mayer, incominciò la mia avventura con il cielo che ancora oggi, a 51 anni di distanza, mi fa battere forte il cuore perché, come disse il grande astrofisico Fred Hoyle: “L’Universo medita sulla propria esistenza e realtà, attraverso la sua ultima creazione: l’Uomo”…e forse proprio questo è il vero fine che spinge ogni amante del cielo, professionista o neofito alla continua e infinita ricerca del sapere.

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